A Sorso la gara di agility dog

Anche Porta Aperta è fra gli sponsor organizzatori della gara di agility dog che si terrà a Sorso in località Lu Padru presso il Dog Club Cd Sassari, il 16 e 17 ottobre.

E’ possibile partecipare non solo alle gare, ma anche come pubblico.

Le iscrizioni sono aperte fino al 10 ottobre, contattando la mail dcappaimassimo@gmail.com o telefonando al n° 380 9353073.

E’ necessario il green pass oppure il tampone per accedere al campo.

L’intervista de L’Unione Sarda su linguaggio di cronaca e femminicidi

Ieri L’Unione Sarda ha pubblicato l’articolo contente l’intervista alla nostra presidente, Stefania Puggioni, che coordina anche Progetto Aurora, il servizio antiviolenza che Porta Aperta gestisce per il PLUS Sassari, Porto Torres, Sorso, Stintino.

Vi mostriamo l’articolo che parla di come la cronaca utilizzi un linguaggio sbagliato nel riportare i femminicidi e quindi nel descrivere le vittime e gli autori.

Il racconto mediale dei recenti femminicidi: le riflessioni dell’équipe di Progetto Aurora

“Come operatrici del Centro Antiviolenza e del Progetto Aurora, a seguito di una riflessione profonda esprimiamo il nostro rammarico e disappunto rispetto alla vicenda che ha coinvolto la signora di Sennori, vittima di un tentato femminicidio per mano del suo compagno, ora deceduto.

Il rammarico per non aver potuto prevenire un’azione così violenta, sostenendo e proteggendo la vittima, il disappunto per come la vicenda è stata esposta attraverso gli organi di stampa. L’immagine della coppia abbracciata e felice, trasmette il messaggio che ci sia un legame tra l’amore e la violenza e rimanda al concetto errato e fuorviante di amore malato. Senza considerare gli aspetti legati alla privacy della vittima che allora si trovava ancora in rianimazione. Inoltre esprimiamo il forte disappunto per aver utilizzato, in questa vicenda la parola “Premura”. Nel dizionario Treccani, si indica con la parola premura la cura, la sollecitudine verso persona, cosa, affare o problema che sta molto a cuore. Atto di attenzione affettuosa con cui tale sollecitudine si manifesta. Urgenza, fretta, sollecitare mostrando di aver fretta, di avere urgenza di qualche cosa, insistere, raccomandare caldamente. Quale significato si voleva dare alla frase “Prima gli spari poi l’ultima premura? Forse far intendere che l’autore del gesto, seppur grave, ha avuto un’ultima attenzione per la donna? O ancora come riportato in altre frasi utilizzate, si voleva focalizzare l’attenzione sul pentimento dell’uomo? A nostro avviso frasi atte a sollecitare l’empatia del lettore nei confronti dell’autore di reato. E ancora pubblicare parole di apprezzamenti nei confronti dell’uomo espresse dai vicini di casa dello stesso, ancora a trasmettere un messaggio distorto e a consolidare una cultura della violenza secondo la quale è lecito commettere un’azione di tale portata se poi ci si pente, se siamo considerati “brave persone”, “lavoratori”, e ancora a chiedersi “Chissà cosa sarà successo?”, ad instillare il dubbio sui fatti avvenuti, a deresponsabilizzare in parte l’autore. Il femminicidio è un fenomeno specifico che va inquadrato all’interno di un fenomeno strutturale quale quello della violenza domestica e dei maltrattamenti, il quale andrebbe conosciuto ed esplorato maggiormente da chi si occupa di veicolare messaggi per l’intera comunità. E’ doveroso fare una riflessione su come la violenza domestica venga raccontata dai mass media, non solo riguardo il caso della signora di Sennori o il recente femminicidio della signora di Quartucciu, ma anche su tutti gli altri casi che la cronaca ci rimanda quasi quotidianamente. Basti pensare che ad oggi, solo negli ultimi 10 giorni, sono state uccise 7 donne e dall’inizio dell’anno ad oggi ci sono stati ben 83 femminicidi.

La comunicazione svolge un ruolo fondamentale nella formazione del comune sentire, perciò anche le modalità con cui si sceglie di raccontare la violenza contro le donne non è neutra. Anche la definizione ricorrente di “amore malato” o “movente passionale” nasconde in se una forma d’indulgenza, quasi di giustificazione, perché descrive il fatto come un gesto d’amore, sia pur deviato. Oppure l’espressione come il “troppo amore” come motivazione che spinge alcuni uomini a comportamenti violenti che purtroppo in molti casi sfociano in esiti letali. Sovente gli autori vengono descritti come uomini mossi da sentimenti di gelosia, di passione tormentata ed il femminicidio come esito di un atto incontrollato ed imprevedibile: ha agito in preda ad un raptus. In genere l’atto violento non è frutto di un raptus ma è un atto radicato nel bisogno del maltrattante di imporre il proprio potere e controllo. Per questi uomini, che appartengono a tutte le categorie sociali poiché la violenza contro le donne è trasversale, diventa insostenibile accettare che la partner ponga fine alla relazione: se l’è cercata perché è lei che ha voluto la separazione, oppure ha un nuovo compagno, attribuendone la responsabilità alla donna. Capita che venga minimizzata la gravità del reato, magari intervistando i vicini di casa o estranei che vedono la vicenda dal di fuori, raccontando elementi irrilevanti: soffriva di depressione, è scappata di casa in ciabatte ; sembravano una coppia felice, lui sembrava una persona tranquilla, etc. Il rischio è che la donna diventi due volte vittima: dal reato prima e poi dalla narrazione che di quella violenza viene fatta. La causa della violenza non può essere cercata in un qualche comportamento della donna o nel suo stile di vita, perché niente può giustificare un agito violento.

Il femminicidio va messo in connessione con quello che è accaduto prima e che ha caratterizzato la dinamica della relazione, è l’atto finale di violenze fisiche, psicologiche, economiche che la donna ha subito nella relazione molto spesso anche per anni. E’ necessario ribadire a gran voce che la violenza di genere non è un fatto personale e privato che riguarda la singola donna, ma è ormai evidente come sia diventato un problema sociale e culturale con caratteristiche sempre più strutturali. Sempre più riteniamo sia importante agire attraverso più azioni che prevedano, da un lato un potenziamento dei centri antiviolenza, in prima linea nel supportare e sostenere le donne vittime di violenza che vi si rivolgono, e dall’altro azioni di sensibilizzazione rivolte alle nuove generazioni fin da piccoli per trasmettere loro l’educazione al rispetto dell’altra/o e alla cultura del consenso, e non considerare la donna come un oggetto che si possiede.”

Questo è il testo firmato dall’equipe del Centro Antiviolenza di Progetto Aurora che il Comune di Sassari, capofila del PLUS Distretto di Sassari-Porto Torres-Sorso-Stintino per il quale la nostra cooperativa gestisce Progetto Aurora, ha riportato sul suo sito web: https://www.comune.sassari.it/it/novita/news/Violenza-sulle-donne-e-comunicazione-le-riflessione-degli-operatori-del-progetto-Aurora/?fbclid=IwAR2KfGnmjBHLtd2V0f7-jYDjWi-gGQMRpwFVQoEbtxwCeBsNE_LEhIrOf7E

Offerta di lavoro!

Cerchiamo educatori ed educatrici da impiegare in servizi di Ludoteca e Centro di Aggregazione Sociale per 15 ore a settimana, in zona hinterland di Sassari.

Per entrambe le figure professionali è richiesto un anno di esperienza nella mansione.

👉Per candidarsi, inviare il CV completo di autorizzazione al trattamento dei dati personali secondo le leggi vigenti, all’indirizzo: info@portapertaonlus.it

Nell’oggetto della mail occorre indicare: “Candidatura educatore/trice CAS o Ludoteca”

Vi aspettiamo 😉

Si ricerca mediatore/mediatrice culturale in zona Sassari

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Cerchiamo un/a mediatore/mediatrice culturale in possesso di Laurea e con almeno 24 mesi di esperienza lavorativa. Zona di lavoro: Sassari.

Inviare il CV datato, firmato e corredato di consenso al trattamento dei dati in base alla normativa vigente, alla coordinatrice del servizio, dott.ssa Roberta Talu: r.talu@portapertaonlus.it. Indicare nell’oggetto della mail: “Candidatura mediatore/mediatrice culturale”

La ricerca è urgente, si accettano le candidature inviate entro lunedì 5 luglio

Le Interviste DIRETTE: L’impatto della violenza domestica sui minori, sulla genitorialità, e sulla salute psico-fisica della donna. Il ruolo dei servizi sul territorio.

La violenza sulle donne è un fenomeno complesso così come complesse e numerose sono le conseguenze dei maltrattamenti sulle vittime, donne e minori.

La violenza ha un profondo impatto sulla salute fisica e psicologica delle donne. Le ricerche evidenziano che le donne che hanno subito aggressioni usano con maggiore frequenza i servizi sanitari e sociali sul territorio, in quanto il fenomeno della violenza di genere è strettamente correlato ad altri fenomeni.

Parleremo di questi temi nell’evento “Le Interviste Dirette”: un ciclo di brevi interviste ad espert* del settore che verranno trasmesse sulla pagina Facebook del Centro Antiviolenza dell’Unione di Comuni del Marghine che organizza l’evento.

Nello specifico, tratteremo il tema della violenza assistita, parleremo di compromissione delle capacità genitoriali e discuteremo dei diversi disturbi fisici e psicosomatici correlati alle situazioni di violenza domestica.

Giorno 07/06/2021 ore 12:00 – 12:30

Dott.ssa Giovanna Cottu – Psicologa e Psicoterapeuta di “Progetto Aurora”, Sassari: “Il fenomeno della violenza assistita, i segnali da cogliere e gli interventi a sostegno del minore”.

Giorno: 10/06/2021 ore 15:00 – 15:30

Dott.ssa Laura Foddai – Dottoressa di medicina generale a Macomer e Silanus: “L’impatto della violenza domestica sulla salute psico-fisica della donna. Il ruolo del medico/dottoressa di medicina generale nella lotta al fenomeno”.

Giorno: 16/06/2021 ore 12:00 – 12:30

Dott.ssa Emanuela Bussu – Pedagogista, Psicologa e Mediatrice familiare, Vicepresidente della Cooperativa “Porta Aperta”: “Le conseguenze della violenza domestica sulle capacità genitoriali. Strumenti operativi per i professionisti”.

La nuova sede de La Casa sull’Albero

La nostra comunità educativa per minori, “La Casa sull’Albero”, in questi giorni ha cambiato sede rimanendo, però, nel Comune di Sorso (SS) dove la comunità è profondamente radicata sin dalla sua costituzione avvenuta nel 2008.

La sede si trova ora in una posizione centralissima che garantisce la vicinanza alle scuole e alle strutture ludico-educative e sportive presenti nella cittadina di Sorso e da cui sono facilmente raggiungibili anche la stazione dei treni e le fermate degli autobus che garantiscono i collegamenti con le città dell’hinterland (Sassari, Porto Torres, Alghero), dove i nostri giovani ospiti possono frequentare gli istituti superiori e svolgere anche attività extra-scolastiche, ma anche con ne le aree marine e di importanza naturalistica come le spiagge del litorale di Sorso e lo Stagno Ginepreto di Platamona.

La nuova sede, inoltre, è dotata di un grande giardino interno che consente il contatto con la natura e l’aria aperta che, come la pandemia in corso ci ha dimostrato, è fondamentale per lo svago e la socializzazione soprattutto quando le altre strutture ludiche e sportive non possono garantire aperture. 

La continuità nella storia della Comunità è, invece, garantita dal personale che con umanità e professionalità accompagna i nostri ragazzi nel loro percorso: un’équipe educativa composta da otto educatori/pedagogisti e una coordinatrice, una cuoca, un autista e un’assistente generica.

Il calore e l’accoglienza che la contraddistingue sono la costante della nostra Casa sull’Albero, per ogni bambin* e ragazz* accolt*

Scarica la carta della comunità

Il nostro 5×1000

Quest’anno Porta Aperta ha compiuto 20 anni. Aiutaci a crescere e a continuare a portare il nostro supporto educativo, psicologico e sociale alle donne, ai bambini, agli uomini più fragili e a rischio di marginalità.

Supporta Porta Aperta donandole il 5×1000 nella tua Dichiarazione dei Redditi.

Da maggio, in date diverse, sarà possibile presentare la Dichiarazione dei Redditi utilizzando il Modello REDDITI PF (ex “Unico”) o il Modello 730 (per i lavoratori dipendenti e i pensionati), a seconda della tipologia di reddito posseduta.

Chi può presentare la dichiarazione ancora in forma cartacea presso gli Uffici postali, deve farlo tra il 2 maggio e il 30 giugno, mentre chi utilizzerà il modulo online potrà compilarlo a partire dal 10 maggio e fino al 30 settembre.

Il 5×1000 non è una spesa aggiuntiva per te e, qualora non dovessi indicare l’ente a cui destinarla, la quota verrebbe versata automaticamente allo Stato.

Se scegli di donare il tuo 5×1000 a Porta Aperta, vai nel box “Sostegno del volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative” della Dichiarazione dei Redditi e inserisci il codice fiscale: 01939600902

Grazie al tuo 5×1000, Porta Aperta potrà implementare e potenziare i suoi servizi alla persona, gli inserimenti socio-lavorativi per persone in difficoltà o con disabilità, gli interventi di sostegno educativo e psicologico, i servizi sociali, socio-assistenziali e socio educativi, le azioni volte alla tutela delle persone più fragili e delle donne e bambini vittime di violenza.

Il cambiamento sociale è anche nelle tue mani, aiutaci a realizzarlo

😉

Prende il via il progetto per Sinergie -IncluSO

“E vado a lavorare. Percorsi orientati all’inclusione socio-lavorativa di soggetti in esecuzione penale o sottoposti a misure e sanzioni di comunità” è il titolo del progetto con cui la nostra cooperativa, insieme ad altri partner del mondo privato e del settore pubblico, ha partecipato, vincendolo, all’Avviso regionale “Sinergie-IncluSO” – Progetto A – per la presentazione di interventi di inclusione sociale e occupazionale a favore di soggetti in esecuzione penale o sottoposti a misure e sanzioni di comunità” che la R.A.S. ha pubblicato nel luglio 2020, cofinanziato con fondi del Ministero della Giustizia- Cassa delle Ammende in seguito all’Accordo stipulato dalla Cassa delle Ammende con la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome nel luglio 2018, Accordo che ha come obiettivo il potenziamento delle politiche di inclusione sociale e lavorativa tramite la gestione organica e integrata delle risorse messe in campo per l’inserimento sociale, formativo e lavorativo delle persone sottoposte a misure restrittive o limitative della libertà personale.

Il Progetto “E vado a lavorare” è volto alla formazione e all’inserimento lavorativo di dieci persone che sono in carico agli Uffici sociali del Centro di Giustizia Minorile (CGM) della Sardegna, all’Ufficio Interdistrettuale di Esecuzione Penale Esterna (UIEPE) e alla Casa Circondariale “G. Bacchiddu” di Bancali (Sassari).

Esse seguiranno un percorso di formazione sulla dematerializzazione e archiviazione informatica di documenti, svolto con i nostri partner “Conforma” di Sassari e “ISFOR API” di Cagliari, entrambi enti di formazione accreditati con una solida esperienza anche nel settore degli inserimenti socio-lavorativi.

I documenti che verranno trasformati in formato virtuale e quindi archiviati, sono quelli contenuti nelle sedi della Direzione Generale dei Beni Culturali, ubicate prevalentemente nel cagliaritano, e presso la Casa Circondariale di Sassari. Esse saranno dunque i luoghi in cui verrà svolta la formazione, oltre che i beneficiari diretti del prezioso lavoro che il progetto consentirà di svolgere, in modo che il patrimonio custodito da questi enti non vada perduto o danneggiato col passare del tempo.

Alla fine del percorso di formazione teorica e pratica al tempo stesso, i nostri beneficiari saranno inseriti con contratto a tempo pieno e determinato della durata di un anno, nella mansione di “addetto alla digitalizzazione”, presso l’azienda cagliaritana “Attoliu” che si occupa di digitalizzazione di flussi informativi e creazione di archivi elettronici, Archiviazione e gestione documenti cartacei, Conservazione digitale a norma in modalità outsourcing, attraverso la soluzione cloud “Conserva.mi®” di cui è distributore esclusivo per la regione Sardegna.

Ogni persona inserita nel progetto sarà seguita dal nostro personale affinché, oltre a un supporto “tecnico” nell’apprendimento di un mestiere, essa abbia anche un supporto educativo per l’acquisizione e il rafforzamento di quelle competenze relazionali, sociali e individuali che consentono di ridefinire il modo di intendere la propria persona come individuo sociale, parte integrante della comunità in cui vive. Ancor più se si fa costruttore e difensore di un tesoro prezioso per noi sardi come quello custodito dagli archivi storici del carcere sassarese e della Direzione dei Beni Culturali che fa capo alla nostra Regione.

Fulcro del progetto resta, come sempre, il lavoro di rete e interconnessione di saperi e competenze che rende possibile ed efficace un progetto come questo, teso a sostenere e (re)integrare persone che si trovano a rischio di marginalità sociale.

Per questo si parte con il lavoro di coordinamento che è il primo step per riannodare le fila tra i partner e ridefinire obiettivi e strategie d’azione.

Eccoci al via di questa nuova avventura.

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